Storytelling era l’argomento principe della mia ultima edizione di Presentare meglio. Una delle conversazioni emerse verte su quanto sia una “cosa di marketing” (qualunque cosa ciò voglia dire). In sostanza, sarebbe più idoneo per vendere qualcosa, o fare comunicazione più superficiale…. “ma se le cose si fanno serie….”.

Non è assolutamente così, uno dei principi per cui è efficace usare lo storytelling è proprio che è tramite esso che dalla notte dei tempi impariamo da altri esseri umani.

Neanche a farlo apposta sto leggendo un bellissimo libro, Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (premio Nobel per l’economia) dove si parla di come funziona il nostro cervello e dei fondamenti alla base delle nostre decisioni. L’autore identifica due blocchi concettuali della nostra mente che chiama Sistema 1 e Sistema 2 (System 1 and System 2) che semplificando rappresentano la parte inconscia e conscia del nostro modo di pensare.

A pagina 28* del libro Kahneman dice che molti considerano un peccato (sin) parlare dei due sistemi come se fossero degli agenti ben definiti non corrispondendo ciò alla realtà scientifica. Poco più avanti, viene ulteriormente asserito che questi due personaggi (Sistema 1 e 2) sono assolutamente immaginari e viene anche spiegato il perché della loro introduzione nel testo. Daniel dice: “I personaggi sono utili per come funziona la nostra mente” e ancora “una frase è più facilmente comprensibile…”, ed un concetto più facilmente assimilabile, aggiungo io, “… se è espressa come azione di un soggetto che come stato di una cosa”. Ovvero per noi è più naturale apprendere le idee del libro se queste sono espresse come la storia e l’interazione di due soggetti, per quanto immaginari, invece che tramite un esposizione più puntuale che però prevede un’astrazione simbolica maggiore.

Non vorrei semplificare troppo il concetto, ma possiamo dire che è preferibile spiegare delle idee tramite il racconto di qualcosa che succede a qualcuno anziché un esposizione più impersonale. Un altro modo di dire che le informazioni vengono veicolate meglio quando incapsulate in una storia, anche quando si tratta di divulgazione scientifica come nel caso di Pensieri lenti e veloci.

E se non fai divulgazione scientifica?

Torniamo al presupposto iniziale, cioè se lo storytelling sia efficace solo per un certo tipo di comunicazione. È chiaro che non è così poiché la sua efficacia non dipende dall’argomento che tratta quanto dal modo in cui il nostro cervello assorbe i concetti. Anche se non ti occupi di scienza può essere che devi fare presentazioni tecniche, didattiche, o in altri contesti dove potresti essere portata/o a pensare che l’uso di personaggi e racconti non sia idoneo al contesto. Non è assolutamente così. Usare le storie non vuol dire sminuire l’importanza di un messaggio o ridurlo a racconto da bar. Vuol dire piuttosto dargli una forma più assimilabile e digeribile per la nostra platea. Inoltre le storie sono più mnemoniche, cioè si ricordano più facilmente. Un obiettivo importante di qualunque oratore, nessuna comunica perché il pubblico dimentichi velocemente le proprie idee.

 

*I riferimenti sono all’edizione in lingua inglese edita da Penguin.

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