Settimana scorsa ho presenziato ad un convegno dove parlavano diversi oratori, o meglio diversi ospiti. Come spesso avviene in questi casi l’agenda prevedeva una serie di interventi divisi a metà da una pausa caffè.

Nella prima metà della mattinata ci sono stati due oratori molto bravi, il fondatore di Cibiamo Group ed il general manager di Burger King. Entrambi hanno raccontato il loro modello di business, prestando attenzione non tanto ai dettagli dell’offerta delle loro aziende, quanto a quegli aspetti che più potevano interessare la platea. Un altro particolare li ha accomunati, terminare la presentazione con le slide prima del tempo previsto. Alla sorpresa degli organizzatori non ha fatto cerco eco lo scontento del pubblico. Anzi c’è stato il tempo per porre domande interessanti ed ottenere risposte intelligenti.

Dopo la pausa caffè sono succeduti altri oratori. Persone probabilmente altrettanto valide, ma meno efficaci dal punto di vista comunicativo. Le loro presentazioni sono state soprattutto un racconto della loro azienda e della loro offerta. Molto dettaglio sui prodotti, a volte anche troppo. Il risultato interventi più lunghi, che hanno sforato i tempi, e meno centrati sul pubblico. Un taglio più da spottone che da condivisione di informazioni con la platea. Il risultato, meno interazione, chiusure di corsa per il ritardo accumulato e nessuna domanda dal pubblico (salvo quella di rito del moderatore per rompere l’imbarazzo).

L’importanza delle domande

Le domande sono molto importanti, testimoniano interesse ed offrono la possibilità all’audience di virare il discorso verso i temi più importanti per loro. Perché tante nella prima parte e nessuna nella seconda? Sicuramente un’esposizione lunga non aiuta, il pubblico guarda l’orologio, siamo in ritardo sull’ora di pranzo e difficilmente uno fa le domande per prolungare l’attesa. Secondo punto, ancora più importante, non avendo coinvolto l’audience c’è meno ascolto da parte loro, meno interesse ed è quindi naturale che ci siano anche meno cose da chiedere.

È un peccato le sessioni di domande e risposte sono spesso la parte migliore di interventi simili. Fra le altre cose danno la possibilità all’oratore di rispondere in maniera più rilassata e discorsiva che, per chi non è abituato a parlare in pubblico, può essere molto positivo.

Cosa devi fare allora?

Quando parli in pubblico è importante stare nei tempi. Non è così difficile come si pensi, e ci sono semplici accorgimenti che puoi utilizzare. La gestione del tempo parte dalla preparazione.

La seconda cosa è adattare il contenuto all’audience. Perché vengono ad ascoltarti? Cosa interessa loro? Eliminando il superfluo, cioè le informazioni irrilevanti per loro o non pertinenti, oltre ad essere più interessante e coinvolgente… risparmi tempo, a beneficio del punto precedente.

È questione soprattutto di attenzione. Alessandro Ravecca e Andrea Valota hanno detto meno e anche per questo lo hanno detto meglio. Non a caso i loro messaggi sono quelli che ricordo più e che ho contribuito a diffondere, raccontandoli a chi mi chiedeva del convegno.

Se vuoi essere efficace applica anche tu hara hachi bu già dal momento in cui inizi a preparati.

Ricordati che se finisci prima il tuo intervento probabilmente è un successo!

 

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