Una scena classica: incontro nuove persone, “ciao io sono….”, sorrisi, stretta di mano, rialzo lo sguardo, e penso “Come ha detto che si chiama? Accidenti, ogni volta!”

Sono un caso disperato, non certo l’unico. È molto comune dimenticare i nomi delle persone, vi è una spiegazione logica. In verità più di una, o meglio più di un motivo per cui ciò avviene. Principalmente perché ci è difficile fare associazioni relative al nome che ci aiutino (le associazioni) a memorizzarlo (il nome). Questa è nota come la teoria del panettiere, e che arriva fino al paradosso del panettiere. Il nostro cervello lavora con un sistema associativo. Se conosciamo Luigi Pedretti (nome di totale fantasia, Mario Rossi non avrebbe fatto il caso) e ci dice che fa il pilota di aereo, la professione evoca una serie di immagini mentali: viaggi, cielo, uniforme, lontano da casa, vita per alcuni versi affascinante, rischio, cuffia all’orecchio, “è il vostro capitano che vi parla”, e altro ancora che varia di persona in persona. Luigi Pedretti, o qualunque altro nome, non ha questo potere. È quindi molto probabile che a distanza di qualche tempo sia per noi molto più facile ricordare l’occupazione, grazie alle altre associazioni che il nostro cervello ha messo in atto all’epoca, invece del nome.

È lo stesso cervello (non il mio, quello di tutti!) che guarda i tuoi supporti visivi durante le presentazioni. La domanda che devi porti è: cosa posso fare per rendere più memorabili le mie slide? Quali associazioni posso evocare perché il pubblico ricordi più a lungo il mio messaggio?

Come evitare che quello che dico venga presto scordato come i nomi delle persone?

La risposta non è univoca, e non riguarda solo i supporti visivi, ma parlare in pubblico più in generale. Uno dei motivi per cui raccontare storie durante le presentazioni è sempre consigliato è proprio questo. Lo storytelling è interessante e si ricorda, perché genera una serie di associazioni (luoghi, persone, emozioni, ecc…..).

Le slide con solo testo, magari senza colori, non sono mnemoniche, cioè è facile dimenticarle come i nomi delle persone. Soprattutto non ricordiamo i concetti che esse esprimono. Le immagini al contrario sono molto più efficaci ed immediate. Non è obbligatorio sostituire tutti i testi con della grafica, magari si possono affiancare. Anche con un’esposizione evocativa ed associativa quando li presentiamo.

È il mio consiglio. Il consiglio di Paolo Pelloni, Pelloni come Stefano Pelloni, il passator cortese, o come la Carrà, solo che io non ballo il tuca tuca o sparo con l’archibugio 🙂

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