Ieri ho avuto il piacere di assistere in studio a digitalic X 2017 (che essendo molto social scriverò #DigitalicX). Un evento estremamente interessante per i contenuti proposti e gli ospiti presenti. Si è parlato di innovazione digitale, intelligenza artificiale, robot di varia natura, esplorazione spaziale ed altro ancora.

Sarà perché sto preparando un nuovo corso sul parlare in pubblico (Presentare alla TED), sarà perché entusiasmato dal fatto di essere negli studi Rai, ma non ho potuto fare a meno di osservare anche la forma oltre che la sostanza. Da qui nascono alcune considerazioni che possono tornare utili quando devi fare delle presentazioni.

L’idea dietro Presentare alla TED è usare come riferimento gli interventi fatti all’ormai popolare conferenza, che molti oggi conoscono grazie alla possibilità di visionarli sul web. Alzare l’asticella per migliorare anche in occasioni dove il palcoscenico è più limitato. Ieri, appena finita la diretta (streaming), uno dei primi complimenti che il bravissimo conduttore dell’evento Francesco Marino ha ricevuto è stato: “Qualità televisiva”. In realtà digitalicX secondo me è un programma televisivo, il fatto che non sia sulle televisioni nazionali, ma sul web, fa poi questa differenza? Gli studi sono quelli della Rai, la regia di nientepopodimeno che Duccio Forzano, cameramen, luci, monitor e organizzazione ai massimi livelli. Tutto preciso ed efficiente, ad esempio l’orario: abbiamo iniziato puntualissimi alle 15.00 (e 0 secondi) e terminato alle 17.30 una manciata di secondi in ritardo.

Passiamo alle tue presentazioni (anche se non le fai a DigitalicX)

Devi quindi non sgarrare di un minuto per fare presentazioni più efficaci? No. L’attenzione ai dettagli e la precisione sono però uno status mentale prima di tutto. Avere questo livello di riguardo per ogni aspetto di quello che fai quando parli in pubblico è sicuramente positivo ed innalza la qualità totale anche se non devi soggiacere ai rigorosi tempi televisivi. Non lasciare nulla al caso è uno spunto che puoi fare tuo.

Diversi ospiti, intervallati da pezzi dei Moseek e flash con gli ospiti in platea a commentare gli interventi in studio e quelli su twitter (grazie al bravo Franz Russo). Ogni blocco di massimo 15 minuti, che è un tempo non troppo lungo per non rischiare di perdere l’attenzione del pubblico. Come la scienza ci insegna la nostra capacità di mantenere l’attenzione è limitata (leggi cosa ho scritto tratto da Brain Rules) e per ricatturare il pubblico dobbiamo introdurre degli elementi di discontinuità o di forte impatto emotivo. Questo è un principio che vale altrettanto quando sei tu a parlare in pubblico. Non fare segmenti troppo lunghi, magari troppo teorici e solo parlati. Metteresti a dura prova la capacità di seguirti della tua platea. Cosa puoi fare se hai un’esposizione che richiede molto tempo? Pensa a come introdurre delle pause, varia i media (un video?), interrompi e fai le domande al tuo pubblico. Insomma trova il modo di spezzare, considera magari anche l’umorismo e far muovere il pubblico (dove possibile).

Francesco Marino ha condotto con un tempo proprio televisivo, niente tempi morti, incalzante, coinvolgente ed entusiasta. Lo stesso dovresti fare tu, anche quando non hai una telecamera di fronte. Oggi siamo tutti abituati a ritmi molto sostenuti, anche, e forse soprattutto, nella comunicazione. Sebbene il pubblico alla tua presentazione non si aspetti lo stesso ritmo di un film di azione, è comunque facilmente distraibile da altri stimoli avendo in mano smartphone e tablet. Un ritmo troppo blando è meno coinvolgente, lascia troppo spazio nella mente dell’audience per pensare e fare altre cose. Tienili con te anche con la tua voce!

Non c’è sostituto per il lavoro e la preparazione (il sogno di digitalicX)

Voglio concludere con l’inizio 🙂 In apertura Francesco ha voluto dare una definizione personale di società. Non la ricordo letteralmente, suonava più o meno così: “La società è un insieme di persone che hanno dei sogni, e alcune hanno capito che per realizzare il proprio devono prima aiutare gli alti a realizzare il loro”. Purtroppo non la dico così bene, il senso però è chiaro. Ed era così bella che me la ricordo (beh, l’idea non parola per parola). E l’inizio è sempre una parte importante di un programma, di un discorso in pubblico o di una presentazione. È lì che catturi l’attenzione e detti il livello qualitativo, se parti alla grande tutti ti seguono, si appassionano, si svegliano anche emotivamente e poi da la carica anche a te. Ovviamente per avere un’apertura brillante bisogna prepararsi e si vedeva quanto lavoro ha fatto Francesco prima per essere pronto per il suo evento. Il risultato lo ha ripagato.

Il piacere di condividere...Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someone