La piramide dell’apprendimento è un ottimo strumento per aumentare l’efficacia dell’insegnamento, e per capire come noi stessi possiamo imparare meglio. Inoltre ci svela se è vero il noto aforisma: “Chi sa, fa. Chi non sa, insegna“. Che in una versione estesa diventa: “Chi sa, fa. Chi non sa, insegna. Chi non sa insegnare, dirige. Chi non sa dirigere, fa il politico. Chi non sa nemmeno fare il politico, lo elegge“.

Una premessa importante

Tornando al nostro argomento, ci sono più modalità di apprendimento, le quali viste dal lato di chi fa formazione sono modalità di erogazione dei contenuti. Una comparazione fra questi è spesso presentata sotto il nome di “Piramide dell’apprendimento” dei National training Laboratories in Betel, Maine. Creata nel 1946 questo modello è diventato celebre, molto diffuso, criticato e contestato, ed anche usato a sproposito.

Personalmente condivido diversi appunti mossi alla piramide e sono convinto che non vada presa tout-court, come un valore assoluto in ogni contesto. La mia esperienza, sia di formatore, che di studente, è però allineata con i suoi concetti. Quindi sebbene non vada presa come un dogma, le idee principali che possiamo estrarne sono valide e trovano riscontro nella realtà, o quanto meno nella ampia maggioranza dei casi.

La piramide (o cono dell’esperienza) è spesso raffigurata con dei valori percentuale che dovrebbero rappresentare il livello di ritenzione delle informazioni a seconda di come vengano presentate. In questo post li riporto, con l’avvertenza già detta di non prenderli alla lettera, anzi alla cifra, ma solo come raffronto di diversa efficacia fra le modalità.

La metà alta

Il modo più comune, scontato è oralmente: possiamo imparare ascoltando. Ed è anche quello che si colloca in cima alla piramide, dove le modalità migliori stanno alla base. Valorizzato molto basso (alcuni lo posizionano al 5%) è una modalità che non ci aiuta a trattenere i concetti sentiti. Ci sono diversi studi, non collegati al cono dell’esperienza, che dimostrano la bassa ritenzione delle informazioni in questo modo. Eppure sia nella scuola che in molti ambiti di formazione aziendale l’erogazione dei contenuti avviene così. Uno dei motivi è che è molto semplice per chi insegna e non richiede particolare preparazione in genere. Ciò va a scapito di chi deve apprendere.

Subito sotto compare la lettura. Leggermente meglio dell’ascolto, ancora a livelli molto bassi. Se volessimo considerare le numeriche, cosa che consiglierei solo a livello macroscopico, possiamo raddoppiare l’efficacia inserendo audiovisivi nell’esperienza di apprendimento. Anche in questo caso ho letto diversi studi che testimoniano come il tasso di memorizzazione delle informazioni aumenti drasticamente quando sono presentate in forma grafica, rispetto ad una versione puramente testuale. L’uso di media diversi inoltre aumenta il coinvolgimento ed il livello di attenzione. Oggi l’uso del PC in classe ci consente di portare facilmente contenuti audio e video per arricchire la formazione, ed è importante utilizzarli adeguatamente.

La metà bassa

Scendendo nella piramide incrociamo le dimostrazioni, le quali sono sicuramente più facilmente incorporabili in argomenti tecnici o scientifici o ancora artistici. Un buon esempio è la spiegazione data dal premio Nobel Richard Ferynman sulla causa principale della tragedia del Challenger:

Non solo la dimostrazione visiva è più semplice da comprendere, ma rimane più impressa nella nostra mente.
Quali dimostrazioni puoi fare tu nel tuo campo?

Siamo arrivati ai primi 3 posti alla base della piramide, una sorta di podio rovesciato. Al terzo posto le discussioni, ovviamente fra insegnanti e studenti. Seguono la pratica, che si differenzia dalle dimostrazioni, perché il pubblico si sposta in ruolo attivo. Mentre precedentemente si limitava ad osservare una dimostrazione compiuta dall’insegnante, in questo caso l’attività viene svolta dai partecipanti. La qual cosa stimola anche una sorta di memoria “muscolare”.

Infine al primo posto di questa piramide compare insegnare ad altri, come modalità principe per imparare noi stessi. Ecco quindi il cono dell’esperienza come spesso viene proposto.piramide dell'apprendimento

 

Qualche ragionamento ed una conclusione

Stando a questo modello cade l’aforisma di cui in apertura: “Chi non sa, insegna“. O quanto meno chi insegna impara, e quindi alla fine dovrebbe sapere. Credo che in genere sia abbastanza vero, mi sembra però inverosimile la percentuale del 90%. Ovvero quando insegniamo qualcosa tratteniamo il 9/10 delle informazioni (quali, su che scala di tempo?). Ecco perché non penso che la piramide sia da prendere alla lettera soprattutto i valori numeri espressi. Un’altra critica che mi sento di muovere è la mancanza della scrittura. Che collocherei almeno fra lettura ed audiovisivi. Sin dai tempi di scuola prendere appunti facilità l’apprendimento, anche quando poi quelle note non vengono mai usate, è proprio il processo di scrivere che stimola una migliore memorizzazione.

Malgrado queste osservazioni penso che la piramide sia valida e ci offra degli spunti importanti da considerare.

Il primo è che il tasso di memorizzazione delle informazioni è ovviamente un indicatore principale, non l’unico, del livello di apprendimento. Dobbiamo quindi concentrarci su quelle attività che offrono risultati migliori in questo ambito.

Il secondo e più importante è la partecipazione attiva di chi impara. Un adagio anglosassone dice che “Insegnare è un verso passivo, mentre imparare è un verbo attivo”. Guardando la piramide nella parte alta troviamo modalità passive ed in quella bassa modalità attive. Sicuro è che il coinvolgimento degli studenti porta benefici esponenziali sull’apprendimento, inoltre crea un ambiente più piacevole, divertente e stimolante, il che facilità la voglia di imparare.

Quando prepari il prossimo corso, la tua prossima presentazioni, o ti appresti ad imparare, ricordati della piramide dell’apprendimento. Ti ricorderà cosa conviene fare per ottenere i risultati migliori.

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